Ecco, il cibo. Meglio, un' organizzazione razionale dell' assunzione di cibo, cioè una dieta. Dovevo dotarmi di una dieta. Sono vegetariano già da anni ma se posso agire meglio sulla mia alimentazione, devo farlo.
Agisco sul cibo ma anche sul corpo. Cioè allenamento e controlli.
Controlli innanzitutto miei su me stesso, sul mio stesso corpo, sui livelli di sforzo fisico, sui livelli di sollecitazione e perfino sui livelli di tolleranza del dolore. Come ha giustamente osservato Mr Kesh in una delle sue mail, una cosa è fare venti chilometri di percorso a millecinquecento, duemila metri, ben altra cosa a quattro, cinquemila metri. A quelle quote la rarefazione dell' ossigeno è il vero problema.
E chi c' è mai stato a quattromila, cinquemila metri di quota? Mi ritengo testato per quota tremila quattrocento, la cima dell' Etna, dove sono stato l' anno prima e dove non ho avvertito nulla eccetto il normale sforzo fisico.
Quattromila. Cinquemila. Quelle cifre vorticano davanti i miei occhi come dervisci in delirio. Mi affascinano come canti di sirene e mi incutono al contempo un timore profondo, radicato. Sono stato nel Grand Canyon e ho attraversato il deserto dell' Arizona in perfetta solitudine ma mi trovavo pur sempre in terra 'consacrata', se mi succedeva qualcosa un punto di appoggio lo trovavo ma nelle vette dell' Himalaya? Lassù è più facile trovare una palma nana che un medico. In quell' area, nell' area di valle Langtang, la città più in quota è Dhunche, duemila metri, per il resto si tratta di villaggi di pochi abitanti ed mi sarei mosso più in alto e in luoghi molto più remoti. Kjianjin Gompa, il villaggio più remoto, è situato a quattromila metri e la città più vicina, Syabrubesi, è a tre giorni di cammino e duemila metri più in basso. La consapevolezza sul e del mio corpo deve essere totale.
Da lì, oltre il mio controllo sul mio stesso corpo, i controlli medici.
Nonostante faccia escursioni da anni, non ho mai fatto controlli medici specialistici prima d' ora, in totale fiducia al mio corpo: niente elettrocardiogramma, niente spirometrie, niente ecodoppler, niente emocinetica tuttavia, donatore di sangue da diversi anni, ho sempre tenuto monitorato il mio equilibrio fisico coi referti medici che periodicamente ricevo.
Decido di sottopormi a un ciclo di controlli specialistici. Tra la burocrazia e i tempi morti e le auscultazioni vere e proprie della mia fisiologia, vincono i primi. Le seconde mi danno il loro nulla osta. Il mio corpo è pronto.
La data della partenza si avvicina. Viene l'estate. Fa tanto caldo. L' afa serra l' esofago ciò non ostante non mi privo di un allenamento costante e necessario: tante escursioni, tanti chilometri sotto il sole cocente e lo scirocco implacabile dell' estate sicula. Per arginare l' afa, mi dedico ad escursioni a crepuscolo inoltrato: la necessità incontra il fascino notturno del cielo estivo e le sue stelle, con le luci dei borghi lontani abbarbicati sulle colline, bagliori scintillanti che amplificano lo spazio e il silenzio intorno, mistura di odori e suoni e sensazioni che rendono più profonda l' espropriazione del sé, il rilascio costante dell' assenza dalla propria mente e dal proprio spirito, un rilascio che alleggerisce il corpo.
Passa giugno. Passa luglio. Passa agosto. Si giunge alla fine di settembre.