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Sospeso sul fiume Langtang
In cima a Tserko Ri, 4985 m. Alle mie spalle, Ganja La Pass, uno dei passi più impegnativi dell'intero Nepal

 

 

welcomeVa bene, è giunto il momento di chiedere lumi direttamente al titolare dell'agenzia, la mia agenzia.
Altro che lumi, un' intera centrale elettrica. Tra me e Mr Kesh, così si firma l'uomo, s' innesca una fitta corrispondenza.
Mesi interi a scriverci.
Domande circostanziate, le mie.
Risposte altrettanto circostanziate, le sue.
Ogni giorno, una domanda diversa.
Ogni giorno, puntuale, la sua risposta.
Centoquarantaquattro mail totali, senza contare gli allegati. Un libro.
Da aprile ad ottobre, sino a ridosso della partenza.
E così compio infine la mia scelta: Langtang Gosaikunda.

Il Langtang è un fiume impetuoso che dà il nome all' intera valle. La valle si snoda a nord di Kathmandu, lambisce il confine col Tibet e copre una vasta area che comprende la foresta subtropicale alle quote più basse sino ai ghiacciai del Langtang Lirung, la cima più alta della valle, settemila duecento metri di altitudine. La risalita del fiume consente di entrare in contatto coi più svariati registri della biodiversità, finché la vegetazione, con un fittissimo sottobosco e conifere ad alto fusto, sfuma sulla viva roccia, a quota tremila cinquecento. È a quella quota che le cime imbiancate dalle nevi perenni cominciano a piantonare la valle. Dal Langtang Village le cordigliere si aprono come un sipario, a perdita d'occhio. I nomi dei villaggi suonano tutti in inglese, in realtà si tratta di declinazioni in funzione degli ospiti, i cartelli all' ingresso di ciascun villaggio recano il nome proprio nepalese sotto quello inglese di facciata.

Quando realizzo la mia scelta, comincio a prendere informazioni su ciò che mi aspetta: se prima consultavo le centinaia di siti di agenzie per carpire quante più informazioni sull' itinerario e i prezzi, adesso torno su quei siti con uno spirito più rinfrancato ma con l'avidità dell' arsura nel deserto, mosso dalla necessità di sorbire tutto, tutto quanto riguardi Valle Langtang e i suoi villaggi, le cime che la sovrastano, la natura dei percorsi, i dislivelli, le pendenze, gli scorci, i dettagli, i ponti sospesi, la gente del luogo. Dai siti delle agenzie passo ai video su youtube. Creo la mia personale playlist con tutti i video - TUTTI - presenti sulla piattaforma attinenti Valle Langtang. In realtà quella playlist, sebbene avessi intercettato tutti i video su Valle Langtang, non può essere esaustiva: ogni giorno trovo video nuovi di utenti che sono già stati lì e che pubblicano i loro vlog. La cosa rende la mia attività di ricerca ancora più frenetica e la mia curiosità ancora più avida. E i miei sogni più eterei e volatili e voraci. La mia immaginazione si spinge più in alto. Volo alto come un' aquila, e come un' aquila scorge la sua preda centinaia di metri più in basso e vi si lancia a capofitto, così volgo il mio sguardo e mi catapulto sul dettaglio inedito, sullo scorcio, sulle cime che quei video che ho già visto decine di volte ho strascurato. 
Quando la mia arsura è sazia di panorami e vedute e cime imbiancate, metto a fuoco gli aspetti pratici.
È cosa alquanto ardua fare cernita su molti di quei video. Uno, due utenti al massimo sono riusciti a confezionare documentari di grande fascino, col senso della storia e tanto talento ma si tratta di professionisti, gente dotata di treppiedi e risorso tecniche di alta qualità ed esperienza.
Per il resto, materiale scadente, amatoriali come gite scolastiche, con tante facce, risate sguaiate, tanti selfie, tanta allegria e ben poco altro, in cui la molla compulsiva del chiacchiericcio ciarliero copre tutto il resto.
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di materiale girato con action camera, il che vuol dire obiettivi grandangolari con l'effetto cosiddetto occhio di pesce che tende a distorcere l'immagine.
Ciò non ostante, quel materiale siffatto mi torna utile.

Talvolta capita che l' utente inquadri il percorso, allora rivedo decine di volte il medesimo video soffermandomi sui dettagli, avanti e indietro, avanti e indietro.
Oppure sul cibo. Cosa mangiano nei villaggi nepalesi a quattromila metri di quota? La risposta è anche in quei video sgangherati, e così giù a rivederli decine di volte: dalbhat, riso fritto, verdure fritte, cholapati, omelette e tante varietà di tè.