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Gli occhi del Buddha ti seguono ovunque, sono ovunque. Mi scatta un collegamento: il grande fratello, la nevrosi ossessiva dell' uomo occidentale di essere sottoposto a controlli di ignoti, sguardi di ignoti, verifiche di ignoti. Forse questa nevrosi ossessiva ha il suo precedente in Buddha, è la declinazione, la corruzione occidentale di una fonte di benedizione atavica, di prima di Cristo. D' altronde, non sarebbe la prima volta che l' uomo occidentale declina a proprio uso e consumo oggetti concettuali di provenienza orientale: lo swastica, il drago, la resurrezione, il Tao, il vuoto, il pieno, l' atomo, la meccanica quantistica, il prototipo della guerra di Troia.
Il potere, il grande fratello, quello che ti vuole morto.
Il Buddha, il fratello grande, quello che ti vuole vivo.
Non sai mai se Kathmandu ti affascini o ti ripugni. Probabilmente entrambe le cose. L' espressione "città ricca di contraddzioni" ha il sapore ammuffito delle etichette giornalistiche che gli imbrattacarte nostrani affibbiano a qualunque città, si tratti di Roma, Palermo o Busto Arsizio. Un po' come accade a certi funerali, 'era una brava persona, sorrideva sempre', un' etichetta che funziona. Kathmandu incarna quell' etichetta nella sua essenza, come tutte le grandi città dell' oriente. Oriente, altra etichetta, etichetta eurocentrica. Allora diciamo un po' come tutte le città non europee. Forse è per reazione al suo caos che le montagne nepalesi suscitano un senso di profondo misticismo, di amore per la solitudine, immediato, senza mediazioni. Dell' abbraccio soffocante di Kathmandu comincio a sentire un' intenzione tenera e struggente di farsi voler bene a tutti i costi. E ci riesce. Kathmandu testimonia la mia assenza, l' assenza di me, l' assenza da me.
Il mio albergo è in pieno centro, zona Thamel. Attorno il mio albergo è tutto uno svolgersi di viuzze strette che sembrano portare da nessuna parte, il cui unisco scopo pare sia quello di farti perdere le tracce. Trovo una galleria, al suo interno il traffico è impedito, si può solo a piedi. Lì trovo la parte più dolce del mio amplesso con la città. Lì mi perdo tutto il giorno precedente la mia partenza per Syabrubesi, la cittadina da cui inizierò il mio cammino in Valle Langtang. Rallento, osservo, sento i profumi, guardo i colori, le insegne, i libri, i volti della gente. Mi siedo. E respiro. Chiudo gli occhi. E respiro. Mi elevo in estasi. E respiro.
Si fa sera. Torno in albergo. Altra doccia calda. Non è una questione solo d'igiene. L' acqua che scorre sulla pelle ristabilisce il tuo equilibrio statico. È l' amigdala entro cui viviamo, il bozzolo energetico che attrae talune cose e altre respinge, un fenomeno karmico, il più tangibile.