Giungiamo al Gosaikunda che è quasi il tramonto. il villaggio offre quanto di più essenziale. La mia camera ha un letto a due piazze. Ha solo quello. È incastonato tra le pareti di legno marcio. Il mio piede è più lungo della distanza tra l' uscio e il bordo del letto. Non c'è spazio per gli zaini. Non è una camera, è un nido, un nido colorato dalle lenzuola e i piumoni in dotazione. Uno scampolo di raggio di sole illumina quel nido facendolo sembrare più ampio. Il tutto mi delizia. Disfo il necessario sul letto, recupero il volume dagli zaini e li accascio sul pavimento, o ciò che gli somiglia. Mi sdraio sul letto, tolgo glli scarponi e li metto sotto il letto. Indosso le mie scarpe da disimpegno. Quando il giorno successivo farò per recuperare gli scarponi ne troverò uno solo. C' è un buco nelle assi del pavimento. Lo scarpone è precipitato dentro al buco. Acchiappo il cellulare e attivo la modalità torcia. Il buco dà sulla roccia viva. Lì sotto c'è tutto uno storico di oggetti precipitati. In fondo c' è anche il mio scarpone, non molto in fondo, in bilico su uno sprone. Lo recupero allungandogli il manico di un ombrello.
Nella guesthouse pochi ospiti ma la guesthouse è un nido, così la dining room risulta affollata. Siamo tutti intorno al fuoco di una stufa a legna.
Siamo a quota quattromila trecento, fuori c' è il ghiaccio.
C' è qualche italiano. C' è una coppia, lei di Genova, lui di Cremona e vivono in Sardegna. Vanno spesso in Sicilia, lui ha amici sulle Madonie.
Si parla anche di San Vito, di Monte Cofano, di Macari di cui hanno sentito parlare anche grazie alla tv ma dove non sono mai stati. Mi metto a disposizione per un giro da quelle parti, conosco bene quell' area. In Sardegna si occupano di accoglienza ai turisti ma anche di escusionismo. Mi riprometto di fare il 'selvaggio blu', il cammino sardo. Loro ricambiano la mia disponibilità. Ci scambiamo i numeri di telefono.
Ci sono anche tre lombardi, un uomo e due donne. Si chiacchiera di Alpi, dei quattromila italiani, del Matterhorn o Cervino, del Monte Rosa e il suo giro. Non sono mai stati in Sicilia. Giunge la cena.
Come al solito, alle 20 sono già in camera, anzi, nel mio nido. Durante la cena una delle due donne mi mette un cruccio, mi chiede se ho mai dormito ad alta quota, le dico che ho dormito sino a quota tremila novecento, a Kjiangjin Gompa, qui è diverso, lei dice, siamo pù in alto, la differenza di ossigeno si fa sentire. Racconta che la prima volta che è stata alla Capanna Margherita durante la notte ha avuto crisi d' asma, doveva aprire la finestra e tirare lunghi sorsi d'aria. La Capanna Margherita è il rifugio più alto d' Europa, quattromila cinquecento cinquanta metri, Punta Gniffetti, massiccio del Monte Rosa. Aggiunge che chi russa è più sensibile al fenomeno. Le dico che russo e anche parecchio e a Kjiangjin Gompa ho dormito come un ghiro e che spero di dormire come un ghiro anche qui.