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Raggiungo Padàm, che nel frattempo mi ha atteso all' ingresso del nostro albergo. Salgo in camera, faccio una doccia. Dopo cena mi concedo due passi in città. Torno in camera. Guadagno il letto. Non riuscirò a chiudere occhio. Stavolta l' esibizionista sciatico non c' entra. Cani. C' è una muta di cani che hanno deciso di doppiare i loro compaesani ubriachi di Laurebina. Abbaiano tutta la notte, uno in particolare abbaia imperterrito con un ritmo che ricorda la catena di montaggio di TEMPI MODERNI di Chaplin. Cani maledetti. Il mattino appresso, già alle 06:30 il fuoristrada è fermo in nostra attesa davanti l' albergo. Carichiamo la nostra roba. Poco più in là, una muta di cani, uno di loro si stacca dal branco e fa per venirmi incontro scodinzolando. Lo riconosco, è lui, lo gnorri, lo stronzo di TEMPI MODERNI. Vuole coccole, ma sono già a bordo del fuoristrada, mi osserva con due occhioni languidi, imploranti, il fuoristrada si mette in moto, schiva il muso del cane ma lui ostinato ci segue avvolto in una nuvola di polvere. E mentre Dhunche e le cime dell' Himalaya scivolano via dagli occhi ai ricordi sui riflessi del vetro, gli brandisco il dito medio.
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