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- Scommetto di sapere dove alloggerò: una guesthouse con tanti piante e fiori all'ingresso. - Dico questo mentre il fuoristrada argina lentamente i pedoni di Syabrubesi, che non prestano la minima attenzione al nostro veicolo. Padàm e l'autista si guardano stupiti, annuiscono vigorosamente.
- L' ho visto nei video, - aggiungo, - ho studiato -, e ridono.
Un ragazzo prende i miei zaini, mi fa segno di seguirlo. Mi porta al primo piano, poggia gli zaini per terra e mi consegna la chiave. È un ambiente accogliente.
- Il bagno è in camera. C' è acqua calda, - mi dice. Accanto a me c' è la cucina. Gli odori di spezie e riso risvegliano in me appetiti atavici.
Il fragore del fiume empie la valle. Gli abitanti di Syabrubesi non ci fanno più caso, come nei paesi nostri non facciamo più caso ai rintocchi delll' orologio del campanile ma facciamo caso quando quei rintocchi mancano il colpo.
L' esistenza, la sopravvivenza stessa di Syabrubesi è tutt'uno col fragore del Langtang, non solo per i benefici che reca un fiume ma il suono, la voce del fiume è tutt' uno con la fisiologia, con l' aria, coi bioritmi di Syabrubesi.
Rispetto ai villaggi montani, Syabrubesi è già una cittadina che gode di privilegi, ci sono strade, sgangherate ma ci sono, e ci sono i collegamenti con Kathmandu, ci sono i bus della scuola e ci sono i mezzi pesanti che garantiscono il recapito delle merci. A Syabrubesi c' è anche un cantiere di notevole importanza strategica, la costruzione di una diga e il traforo del fianco della montagna sulla sponda opposta alla cittadina finalizzato al sorgere di una centrale elettrica.
Padàm prende l' ordinazione del mio pranzo. Ci diamo appuntamento, poi lascia la stanza. A porta chiusa tiro un sospiro. Non è solo sollievo. È una condizione di estasi. È realizzare dove sono, un luogo che ho visto centinaia di volte su youtube. Da lì prenderà avvio il viaggio vero e proprio. L'assenza di me comincia a prendere consistenza. Durante il mio trek sospirerò spesso.