27 ottobre 2024, giormo 11
Ed effettivamente, anche qui dormo come un ghiro. L' amica lombarda ignora che possono essere altri i motivi per cui la notte non dormi a qualunque quota, per esempio visite di maledetti esibizionisti sciatici. Eppure durante la notte il mio personale esibizionista sciatico è sparito. Ma a pensarci bene, da quando è iniziata la salita per Thulo Syabru, cioè da quando è iniziata la seconda parte del mio viaggio, la parte silenziosa, la parte espressamente dedicata ai solitari, l' esibizionista sciatico s' è relegato in un canto. Che Shiva e Buddha mi abbiano fatto la grazia? Meglio non cantare vittoria. A colazione, l' amica lombarda s' informa:
- Com'è andata? -
- Temevo di peggio, - rispondo. Mi guarda con tanto di occhi. Durante la notte, qualcuno ha mollato ripetutamente violenti colpi di tosse. Era lei.
Dopo colazione, saluti ai lombardi, essi proseguono oltre il lago, in direzione Valle Helambu. Vanno via anche altri ospiti. Nella guesthouse restiamo io, Padàm e i sardi. Mi concedo un giro lago. Sono l' unico a concedersi quel giro, i sardi si godono il tepore della stufa a legna. L' uomo, di nome Michele, mi fornisce qualche suggerimento fuori traccia, lui lo ha già fatto il giorno prima che arrivassi. Quando cammino in montagna, i fuori traccia sono i miei preferiti. Forse non solo quando cammino in montagna, forse anche la mia vita è un fuori traccia, sentieri non segnati, improvvisazione, spirito di adattamento, niente certezze, niente strutture di accoglienza, poca gente con cui condividere non sai cosa.
Le sponde del lago sono ghiacciate. Sulla superficie dell' acqua ondeggiano lastre di ghiaccio rigate da crepe. A pochi metri dalla sponda l' acqua cambia colore, dalla trasparenza passa a un blu intenso, laggiù, sotto il pelo immobile dell'acqua che riflette a specchio le cime intorno, c' è un precipizio, il lago è molto profondo e pericoloso, i mulinelli hanno fatto quache vittima, a conferma di come il sacro vada di pari passo col pericolo. Le sponde più basse sono punteggiate da piccoli monoliti formati da tante pietre una sull' altra, sono i segni più discreti dell' entusiasmo tipico di chi va in montagna, segni che celano filantropia. un codice non scritto condiviso da tutti i camminatori, messaggi futuribili consegnati ai viandanti che verranno; in un raptus di assenza, il camminatore si ferma, guarda intorno, raccoglie delle pietre, le pone una sull' altra, qualcuna perde l'equillibrio, lui la ripone in un equilibrio più stabile finchè in cima pone il sassolino più piccolo e il monolite è fatto e chi verrà dopo troverà quel monolite e capirà che di lì è passato qualcuno, che in fondo non è poi così solo, che nella sua solitudine può proseguire il suo viaggio certo che la via è quella giusta, una via solcata da una folla di tante solitudini.
Voci. Schiamazzi. Urla goderecce. Acuti civettuoli.
C' è una piccola area di cemento con un piccolo stupa. C' è qualcuno, ragazzi e ragazze. Una di esse ha i capelli bagnati e indossa un costume, un' altra con fare apprensivo le poggia sulle spalle un telo da mare; altri due ragazzi sono in acqua, uno di loro urla e ride, ride e urla e poi si tuffa.
Torno alla mia guesthouse. C' è un santone indù seduto per terra in posizione fior di loto, indossa una tunica arancione e una corolla di fiori, ha la barba lunga e nera. Ci osserviamo.
- Namaste! -
- Namastè! -
Qualcuno ha dato un colpo ad una campanella. Le urla ghiacciate dei ragazzi in acqua. Poi silenzio.
Il programma prevede un' altra notte qui al Gosaikunda ma con Padàm concordiamo di scendere dopo pranzo a Laurebina e di trascorrere la notte lì. Quel posto mi è piaciuto molto, il che poi ci consente di spezzare la discesa, il viaggio volge ormai al termine, per l' ultimo giorno, cioè l'indomani, ci attende una lunga discesa in direzione Dhunche.
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