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Sospeso sul fiume Langtang
In cima a Tserko Ri, 4985 m. Alle mie spalle, Ganja La Pass, uno dei passi più impegnativi dell'intero Nepal

 

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berretti di lana26 ottobre 2024, giorno 10

Per lago Gosaikunda ci attende un percorso di undici chilometri per millecentotrenta metri di disvello. Man mano saliamo la foresta sfuma su lande rocciose che si ergono sul paesaggio intorno. Per pranzo facciamo sosta a Laurebina, quota tremila novecento. Laurebina consta di due soli edifici, due guesthouse. Molliamo gli zaini su panche di legno esterne equipaggiate di deschi, poi Padàm prende l'ordinazione del mio pranzo. Mi concedo due piatti, riso fritto con verdure e patate arrostite. Quando cammini e sei in salita mangiare tanto non è una scelta saggia ma tant'è, ho fame.
Alla mia sinistra c' è un gruppo di tedeschi che avevo già incontrato al mattino lungo il cammino. Uno di loro, una donna corpulenta sulla sessantina, si stacca dal gruppo e mi siede accanto. Poggia le braccia sul desco e vi abbassa la testa. Chiude gli occhi. Dopo un po' un filo di bava comincia a penderle dalle labbra. È stanca, la via è tosta. Si rende conto della cosa e un po' imbarazzata si ricompone. Torna ai suoi amici barcollando.
In attesa del pranzo, osservo il panorama. Il cielo è terso, non c' è vento. Sotto a noi, un tappeto di nuvole bianche. Per noi che siamo quassù è una luminosa giornata di sole, per chi sta laggiù è già buio. Le cime dell' Himalaya grattano l'orizzonte. Alcune di esse si stagliano con le loro inconfondibili sagome, l' Annapurna, la montagna della dea omonima, Ganesh Himal, la montagna nevosa di Ganesh, il dio elefante, e poi una montagna con in cima un paio di corna: Manaslu, la montagna dello spirito. La osservo, e forse lei osserva me. Un giorno ci incontreremo, ci diciamo.
Oltre quelle cime, il confine tibetano.
Consumo il mio pranzo. 
Giungono tre giovani donne trafelate. Mollano i loro zaini, poi alcune seggono per terra. Una di loro resta in piedi e spinge lo sguardo sull'orizzonte. Scambiamo due parole. Mi fa segno in direzione dell' Annapurna.
- Ho fatto l' anello dell'Annapurna, - mi dice soddisfatta. - E tu? sali o scendi? -
- Salgo, - le dico.
- Che giro hai fatto? -
- Vengo da lì, - e le indico la cima del Langtang Lirung, alle nostre spalle.
- Che villaggi avete toccato? - Glielo dico, raccontandole i dettagli del mio percorso, di Kjiangin Gompa di Kijangin Ri, di Tserko Ri, del fiume Langtang, della foresta subtropicale.
- Inizialmente volevo fare l' anello dell'Annapurna, - spiego - solo che poi ho visto che è troppo affollato e ho optato per Valle Langtang. -     
- Ti dirò, l' anello dell'Annapurna è stata una bella esprienza ma forse il tuo percorso è migliore, è più variegato, vedi più cose. Nell' anello dell'Annapurna sei costantemente in quota, ovunque panorami, ovnque cime innevate. Da questo punto di vista è un po' monotono. La prossima volta mi faccio valle Langtang. -
Le sue parole mi infondono un senso di soddisfazione fugando quei pochi rimpianti che mi erano sorti per mollato l'anello dell'Annapurna. 
- Da dove vieni? - mi domanda.
- Dalla Sicilia, Italia. -
- Bella, - dice.
- E tu da dove vieni? - le domando
- Da Israele, - dice, volgendo lo sguardo sulla valle.
Un blocco di ghiaccio precipita sulla nostra conversazione. Attimi di fitto silenzio. Quel silenzio evoca immagini di guerra, Gaza, il volto di Netyanahu, macerie, corpi dilaniati, echi di bombe. Ma non intendo aprire il discorso. Non penso e non intendo pensare che tutti i cittadini israeliani siano responsabili di genocidio. 
Riporto l' attenzione sulle montagne che ci circondano parlando di Tserko Ri. Poi giunge il suo pranzo e il pranzo delle sue amiche. Auguro loro buon appetito. Mi concedo una pausa prima di riacciuffare il mio zaino e riprendere la via per il Gosaikunda.

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Ci attendono non più di due chilometri di percorso ma ci attende anche un dislvello di quattrocento metri. Rocca Busambra, l' amato roccione della provincia di Palermo su cui ormai salgo come affacciarmi al mio balcone, ha un' altitudine di milleseicentotredici metri, per raggiungere la sua cima occorrono quattro chilometri di percoso e seicento metri di dislvello. Il paragone con ciò che mi attende per il Gosaikunda è presto fatto. Il doppio pasto del pranzo si fa sentire ma pazienza, procedo più lentamente, d' altronde non ho fretta.
Poco più su a Laurebina c' è il Laurebina Pass. Ci si concede una sosta. C' è una statua in bronzo del Buddha circondata da centinaia di gagliardetti colorati. Il panorama sconfina ovunque, ovunque sconfina un senso di pace, un senso di equilibrio. Seggo su un muretto a secco.
Non faccio altro per una buona mezz'ora.

Il percorso s' inerpica sulle rocce. Il perimetro è corredato da un corrimano per assicurare il transito alle folle di fedeli di Shiva e Buddha. Alla nostra destra, l'abisso.