Il ritorno è ancora più desolato dell' andata. Sono le ultime ore, gli ultimi chilometri di sentiero nepalese solcato dai miei passi. C' è un velo sottile di malinconia, la malinconia di certe cose che finiscono e che cominciano a diventare ricordi, la malinconia di quelle cose che ti hanno fatto stare bene. La mia assenza trova ancora compimento in quei panorami grattati dalle cime innevate, corredati di silenzio.
Giungiamo a Laurebina Pass, ci fermiamo, abbiamo un appuntamento. Padàm mi fa segno che stanno salendo, sono a pochi minuti da noi. Sono due sherpa che mi consegneranno la giacca rossa che ho scordato due giorni prima a Thulo Syabru. Dopo che mi sono accorto dell' accaduto, Padàm ha telefonato a Mr Rakesh, il proprietario dell' albergo, e Mr Rakesh ci ha rassicurati dicendoci che in capo a due giorni due sherpa sarebbero saliti al Gosaikunda per consegnare merci, ci saremmo incontrati a metà strada, mi avrebbero portato la giacca. E così è.
Uno dei due sherpa poggia il suo carico su una roccia, infila la mano, tira fuori la giacca, me la porge sorridendo.
- It's for you, sir. -
Ringrazio con una banconota da mille rupie nepalesi. Lui s' imbarazza, dice no no, Padàm lo incoraggia ad accettarli, così ancora più imbarazzato tra mille inchini lo sherpa ritira la banconota dalle mie dita. Mille rupie, poco più di sei euro. Per chi di rupie ne guadagna duecentocinquanta a carico, camminando con le ciabatte per decine di chilometri con dislivelli di centinaia di metri, quella banconota è un sollievo.