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Sospeso sul fiume Langtang
In cima a Tserko Ri, 4985 m. Alle mie spalle, Ganja La Pass, uno dei passi più impegnativi dell'intero Nepal

 

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Kathmandu fili18 ottobre 2024, giorno 2

Il giorno appresso l'appuntamento con Padàm è per le 07:30. Mi attende col fuoristrada noleggiato per l'occasione, con tanto di autista. Ci condurrà a Syabrubesi. Potevo scegliere di andare con un bus pubblico, avrei risparmiato non poco danaro ma i video orribili che mi sono sorbito per sei mesi hanno pur avuto la loro utilità, tra cui farmi vedere quale cosa altrettanto orribile siano i bus pubblici, pieni come uova, sgangherati, polverosi, puteolenti di carburante e scomodissimi. Fuori dal comprensorio urbano, le strade sono peggio di trincee a Beirut. Mi attendono centoquaranta chilometri e cinque, sei ore scarse di tragitto, traffico permettendo. Con un bus sarebbe stato un inferno.

Il fuoristrada, un Mahindra Scorpio, fabbrica indiana, è un veicolo ampio, comodo. Seggo dietro, tutto il sedile per me. Fuori dal finestrino scorre la città, scorrono migliaia di automobili, di motociclette che dribblano tra i dossi di sterrato, tra carcasse abbandonate di vecchi bus, tra i resti delle recenti inondazioni. Oltre il parabrezza, una spessa coltre di polvere. Non ci sono marciapiedi. I pedoni indossano mascherine. La periferia di Kathmandu non è dissimile dalle periferie delle città europee, aree che ti ricordano che l' amministrazione è lontana e che ha ben altro da fare.
Il fuoristrada comincia a salire sui monti coperti dalla foresta subtropicale. Tornanti ogni cento metri. Sui tornanti, catapecchie. Uso catapecchie non per disprezzo ma per cronaca. Galline che razzolano indifferenti al traffico, i soliti cani che ciondolano morti di sonno, e nugoli di bambini che giocano sotto lo sguardo non poi così vigile degli adulti, ragazzini con la divisa scolastica alla fermata del bus, uomini con carichi impossibili sulle spalle, l'unica cosa che riescono a vedere sono i propri piedi dentro quel tipo di scarpe che noi bravi europei utilizziamo per andare al mare. Il fuoristrada sale di quota, la foresta s'infittisce. Non ci sono guardrail. Una donna sale mogia sul pendio, davanti a lei scorrazza felice un bimbo. Poi la donna si ferma, il bimbo la raggiunge, ed entrambi seggono sul ciglio della strada. Dietro loro scorre il traffico, davanti loro, lo strapiombo sulla valle della città. Chiedo all' autista una sosta tecnica. L' autista mette freccia e accosta. In Nepal la guida è a sinistra. Alza l' indicatore di direzione di sinistra. È un segnale per chi sta dietro: la carreggiata è tua, puoi passare. Scendo dal veicolo. C' è un suono, un suono sottile, persistente, sommesso, lungo e costante. C' è un palo dell'alta tensione.
- È il suono della corrente, - dico.
- No, - mi corregge Padàm - sono grilli. -

Ci dedichiamo un caffè. Torniamo in macchina. Il fuoristrada comincia a scendere verso il fondo di un' altra valle. È la valle del fiume Trisuli. 'Trisul' sta per 'tridente', il tridente in questione è quello di Shiva. Lo scenario cambia radicalmente. La compattezza asfittica di Kathmandu e dei suoi sobborghi lascia il posto a strade ampie, risaie a perdita d'occhio, ponti sospesi e al greto del Trisuli, tra una sponda e l' altra qualche centinaio di metri. La valle rifulge. Si risale. Altri tornanti. Altre catapecchie a bordo strada. Foresta fitta. E manto stradale assente. Al suo posto, trincee. Sono la vera causa dei rallentamenti. Il traffico è intenso, nei villaggi montani vivono milioni di persone, eppure vige un' autodisciplina che a me europeo, italiano per giunta, è del tutto inedita, i veicoli si danno precedenza a seconda del caso, senza tante chiacchiere. Oltre il bordo strada, a pochi centimetri dagli pneumatici del mio veicolo, la valle si manifesta in tutta la sua grandiosità e i suoi abissi, le cime dell'Himalaya ammiccano. Il percorso è piantonato da cascate generose, fiotti di potenza idrica che forano il suolo e provocano frane. Soggiaccio alla bellezza ma la bellezza cela il pericolo. Lo stato del manto stradale mi ricorda quanto sia stato opportuo noleggiare un fuoristrada.
Il veicolo procede lento e disinvolto tra l' abisso e le trincee, ma l' autista è bravo. Trascorrono cinque ore senza il minimo peso. In fondo davanti a noi, molto in fondo, degli edifici. È Syabrubesi, lambita da un fiume poderoso. È il Langtang. Il mio fiume. Il fiume della mia valle. Il veicolo comincia a scendere.