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Svaniranno le librerie domestiche; spariranno i libri civetta, quelli che fanno arredamento, quelle enormi immense librerie esposte in bella mostra esclusivamente a titolo di rappresentanza.

Dal punto di vista pragmatico, l'avvento del testo digitale costituisce uno smacco letale al feticismo del lettore, al lettore per cui il libro non è il testo, ma il suo supporto di carta, il lettore - praticamente tutti - cui piace toccare il libro, il lettore cui piace comperare i libri senza leggerli.

L'avvento del testo cambia radicalmente l'editoria: riducendo i costi, le pastoie che consentiranno ai bravi scrittori di emergere saranno meno gravose; non esisteranno più i resi di magazzino, e soprattutto non esisterà più il fuori catalogo: un testo sarà sempre disponibile.

Ancora, l'avvento del testo digitale è soprattutto uno smacco letale all'egomania congenita agli scrittori - tutti gli scrittori - , quelli che tarano la consistenza del proprio talento attraverso la consistenza cartacea del libro. Non di rado un volume di 600 pagine fa del suo autore un genio. Poco importa se abbia scritto sciocchezze e male per giunta.

Tutti costoro dovranno rassegnarsi: il libro sparirà, sempre più inconsistente, sarà sempre più testo.

I pixels sono leggeri quasi come il pensiero.
Dopo secoli di carta stampata, il testo torna protagonista, il testo recupera la dimensione che gli è più propria, quella della inconsistenza, come quella del pensiero.