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Mano nella manoIl mondo intorno a noi cambia ormai rapidamente.

Mai come nella nostra epoca i cambiamenti sono immediati e influiscono nel nostro vissuto quotidiano.
Sta cambiando il nostro rapporto con l'ambiente, cambiano le relazioni sociali, il modo di conoscere altra gente, cambia la politica. E cambia anche il nostro rapporto coi libri.

La tecnologia viaggia dritta sempre più verso un orizzonte fatto di nubi (clouds) e pixels. Settori sempre più ampi della nostra attività quotidiana vengono ormai completamente gestiti dai computer, e i computer divengono sempre più leggerie volatili.

Si realizza quella sorta di profezia preconizzata nel 1984 da Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane, in cui una tra le sei parole con cui salutava il nuovo millennio prossimo a venire era leggerezza, nel senso di inconsistenza.

 


I computer di oggi sono sempre più leggeri, sottili e cloud, parola che in inglese vuol dire 'nube' e che designa un modo di intendere il web, internet e i computer, un modo leggerissimo, in cui nei computer ci sono sempre meno hardware, ovvero parti meccaniche, e sempre più soltanto software, ovvero programmi.

Uno dei primi strumenti rivoluzionari introdotti dall'avvento di internet è la posta elettronica, ovvero un account in rete con cui scambiare messaggi istantaneamente in tutto il mondo, account che non si trova allocato nel pc ma 'volatilizzato' tra i miliardi di bytes che la rete secondo per secondo scambia.

Ecco, il concetto di cloud non è altro che l'estensione del principio della posta elettronica a tutto ciò che il pc può gestire in rete.

 


 

Nascono computer senza hard disk, consentendo all'utente di allocare i suoi dati direttamente in rete, coi dovuti vantaggi e svantaggi.

Vantaggi perché l'utente ha in dotazione un computer molto più maneggevole senza l'obbligo di portare con se chiavette, pendrive, dischi masterizzati e quant'altro.

Svantaggio, perché ne va della privacy. Annosa questione, questa. Ma la privacy, rassegnamoci, ce la siamo scordata già con l'avvento delle carte di credito e dei cellulari.

Il futuro impone sempre delle sfide, e accettarle e superarle è il nostro compito.


Come cambia, in tutto questo, il rapporto coi libri?

Cambia radicalmente. Innanzitutto, già la parola libro è obsoleta: libro designa un supporto di carta, rilegato a fascicoli. Coi pixels si perde il senso di tutto ciò.

Sarà opportuno d'ora in avanti parlare più opportunamente - e semplicemente - di testo.


 

Un testo digitalizzato perde la sua consistenza fisica, viene a mancare il concetto fisico di pagine, di cartelle.

In digitale, un testo può essere letto senza toccarlo; letto attraverso un portatile o un tablet con supporto leggere un testo sarà, dal punto di vista ergonomico, come guardare un film; si potrà leggerlo tenendo comodamente in mano un sacchetto di patatine, o prendendo appunti; inoltre, nel tablet o nel portatile potranno essere allocati migliaia di testi.

Questo potrà lasciarci indifferenti se pensiamo a testi di svago, ma pensiamo a testi didattici; pensiamo ai ragazzi di oggi piegati dagli zaini colmi di libroni e vocabolari, e pensiamo invece a una custodia con portatile o tablet. Il cambiamento è radicale. Una rivoluzione.

 


 

Svaniranno le librerie domestiche; spariranno i libri civetta, quelli che fanno arredamento, quelle enormi immense librerie esposte in bella mostra esclusivamente a titolo di rappresentanza.

Dal punto di vista pragmatico, l'avvento del testo digitale costituisce uno smacco letale al feticismo del lettore, al lettore per cui il libro non è il testo, ma il suo supporto di carta, il lettore - praticamente tutti - cui piace toccare il libro, il lettore cui piace comperare i libri senza leggerli.

L'avvento del testo cambia radicalmente l'editoria: riducendo i costi, le pastoie che consentiranno ai bravi scrittori di emergere saranno meno gravose; non esisteranno più i resi di magazzino, e soprattutto non esisterà più il fuori catalogo: un testo sarà sempre disponibile.

Ancora, l'avvento del testo digitale è soprattutto uno smacco letale all'egomania congenita agli scrittori - tutti gli scrittori - , quelli che tarano la consistenza del proprio talento attraverso la consistenza cartacea del libro. Non di rado un volume di 600 pagine fa del suo autore un genio. Poco importa se abbia scritto sciocchezze e male per giunta.

Tutti costoro dovranno rassegnarsi: il libro sparirà, sempre più inconsistente, sarà sempre più testo.

I pixels sono leggeri quasi come il pensiero.
Dopo secoli di carta stampata, il testo torna protagonista, il testo recupera la dimensione che gli è più propria, quella della inconsistenza, come quella del pensiero.