C'è uno spicchio di sole. Ti affacci al balcone. Osservi le nubi addensate sul cocuzzolo del monte.
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Si avvicinano arzilli, radiosi, l’uno accanto l’altra.
Se ne vanno incazzati, coi canini sporgenti, lui in una direzione, lei in un’altra.
I fatti.
Vado tampasiando nottetempo per il lungomare, faccio scatti qua e là. C'è gente che parla, corre, gioca. Tra cui due ragazzi. Giocano con la palla. Faccio tanti scatti: ai loro volteggi, alle loro espressioni. Poi confabulano vicini senza farsi sentire, si sono accorti di me e non sanno come approcciarmi, finché poi mi raggiunge lei e mi domanda timida timida se può vedere gli scatti.
- Certo, - faccio. Ci raggiunge lui. Va a finire che parliamo di poesia, di Ungaretti, di Pasolini, del vivere normale in città. E va a finire che conosco Simona e Mario, i quali stanno simpaticamente al gioco e mi invitano a proseguire con altri scatti ('fate pure, io non esisto', gli dico).
Sullo sfondo, la città: la sagoma del Monte, le luci del porto, il mare, il rombo lontano delle navi in transito.
[5 ottobre 2017]