C'è uno spicchio di sole. Ti affacci al balcone. Osservi le nubi addensate sul cocuzzolo del monte.
Tocchi la biancheria stesa, accertandoti che sia asciutta. Rientri in casa. Ti fai la barba. Ti rinfreschi. Rovisti nei cassetti, tra oggetti spesso doppioni. La casa ne è piena. Chi era vivo raccoglieva quegli oggetti in gran quantità. La casa trabocca di quei doppioni. Tu allora non capivi, ma era un segno di fragilità: la memoria spesso andava e non tornava, non era più lucida come una volta, se ne rendeva conto, Allora, per sicurezza, ricomprava quegli oggetti e li poneva in ogni stanza, così non doveva fare fatica a ricordare dove li aveva messi. Rovisti tra quegli oggetti, e stai attento a farlo quando sei da solo. Non per malafede, non per nasconderti. Ma per evitare a chi ancora è vivo il colore cupo del tuo volto. Chi è vivo fa così tanta fatica a nascondere il proprio, di colore cupo.
[6 aprile 2019]