Seleziona la tua lingua

 

Note al testo

Fatta eccezione per Lucifero, i personaggi delle storie qui raccolte sotto il suo nome sono tutti realmente esistiti.

Nel 1997 mi trovavo a vagare senz'altro scopo che la curiosità tra gli scaffali di una libreria poco affollata, di quelle in cui, anche dallo scaffale più distante dall'ingresso, si riesce a sentire il tocco delle dita del libraio sui tasti del registratore di cassa, non tanto perchè il locale sia minuscolo, quanto perchè c'è silenzio, e silenzio, per chi è aduso a leggere, è sinonimo non di assenza di gente ma di gente assorta (se vogliamo dirla tutta, chi legge è sempre assente). I testi ospitati dagli scaffali erano testi da contrabbando, non solo usati ma anche rari, talvolta per fortuna. Ma tal'altra no.
Talvolta trovi un testo col quale l'empatia è immediata, sarà per la cura grafica, sarà per il titolo, sarà per un non sai cosa.
Nel mio caso, mi trovai tra le mani non uno ma due testi, un Dizionario in due tomi tozzi ma spessi e densi, puzzosi di muffa, di quelli che fanno tanto arredamento, di quelli che lo poni nella libreria quando ti diplomi e lo riprendi in mano dopo la laurea di tuo figlio, di pregevole cura editoriale e con un titolo di quelli che non può non destarti curiosità: Dizionario Infernale (Xenia Editore).
I due tomi, vecchi quanto Lucifero, riposavano in un cofanetto sul cui fronte era effigiato Lucifero stesso come amavano immaginarlo gli xilografi tardo-medievali, un essere nerboruto full-optional con corna, ali di pipistrello e zampe caprine attorniato da uomini incappucciati, gravi di corruccio. Sfogliando le pagine in carta grossa, vidi che si trattava di una copia anastatica, coi caratteri in voga all'epoca della prima edizione originale del testo, ovvero fine Ottocento. Sulle prima mi parve di avere tra le mani un testo popolare, nient'altro che una rassegna di credenze, retaggio di una cultura ormai obsoleta, ingenua, ma non per questo poco godibile, se non dal punto di vista scientifico almeno da quello di storia della cultura. Per fortuna le cose non stavano in maniera così semplicistica. Fu una di quelle volte in cui sbagliarsi è una fortuna.
L'autore, J.A.S. Collin de Plancy, fu un etnologo e studioso di cultura popolare molto in voga nella sua epoca, un uomo che prese molto sul serio la missione che intese portare a termine con la stesura di quel Dizionario. E, a mio parere, raggiunse perfettamente l'obiettivo. Il Dizionario è una raccolta straordinaria di racconti, favole, leggende, storie, aneddoti, detti di personaggi di fantasia o storici il cui legame è l'immaginario sorto dalla credenza nel diavolo. Ogni voce del Dizionario è un dettaglio, un tassello di questo immaginario, del modo da parte degli uomini di vedere il male attraverso le epoche e di esecrarlo. Il Dizionario Infernale è uno scrigno persino divertente, in cui tra le righe è facile cogliere l'ironia disincantata dello sguardo del de Plancy, che guarda a queste storie con accondiscendenza paternale. Ecco, tenendo quei libri in mano, mentre avevo - anche se ancora non lo sapevo (l'atto che induce qualcuno ad acquistare un libro resta un mistero) - già deciso di acquistarlo, pensavo di scrivere una storia che riuscisse a mettere insieme le microstorie narrate dal de Plancy, una storia che dismettesse il registro analitico e tassonomico tipico di un dizionario per un registro narrativo più lineare e accattivante.
Questo nel 1997.
Nel marzo 2002 sorse quello che è il nucleo originario di Io, Lucifero.
Mi trovavo a Milano. Da poco avevo trovato alloggio e lavoro in quella grande città - invero alquanto degna di Lucifero - e in un pomeriggio completai la stesura del racconto Due buon samaritani, quello che sette anni più tardi sarebbe divenuto il capitolo 13 di Io, Lucifero. All'aneddotistica, vi misi di mio la critica al potere, all'opportunismo culturale e politico del Vaticano come di ogni religione. In questo, che mi stava molto a cuore, il testo di Io, Lucifero mi è stato da perfetto viatico. Nel 2008 decisi che era ora di quagliare. Il testo trovò compimento nel settembre del 2010. Quando lo completai, pensavo di aver concluso la mia, di missione.
Anche qui mi sbagliavo, e anche qui felicemente.
Perchè adesso Io, Lucifero vede luce in edizione exbook.
E' un romanzo ma anche un saggio. Come romanzo, è la (auto)biografia di Lucifero; come saggio, è la storia dell'iconografia del diavolo, del modo in cui la prosopopea del male ha cambiato le sue forme nell'immaginario occidentale sin dall'epoca dei Greci antichi.
Non è il primo romanzo che ho scritto; è stato un viaggio lungo 15 anni (15 anni per un testo di circa 150 cartelle: non c'è male!), un viaggio bellissimo e per me divertente. Che mi tocca con una punta di commozione.
Non mi aspetto che vi faccia lo stesso effetto. Spero solo che del piacere di compiere questo viaggio sia riuscito a trasmettervi anche solo una piccola parte.

Gabriele Mastropaolo