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Vengo dal pranzo di Natale.

“Vengo dal pranzo di Natale. Sa, coi miei figli, a Cerda. Il più grande è ufficiale di marina. Mio nipote, suo figlio, va all’università, ha dato tre materie, tutti trenta.

Lo diceva anche il dottore, che era molto intelligente. Mio nipote, dicevo, sa, è un ragazzo speciale. Aspetto mio marito, che sta parcheggiando. Sono fortunata, è un sant’uomo, non urla mai, non mi picchia mai. Giornate che sono c’è un traffico! Però ne è valsa la pena, andare a Cerda. Uh, sapesse! Io abito qui. Sa, non sono di qui, sono di Siena. Periferia. C’era mia sorella, la casa era anche mia, poi mi’ sorella l‘ha venduta. Sto qui da quarant’anni, mio marito è palermitano. Siamo in affitto, la casa è della Curia, paghiamo centoventi euri ogni due mesi, sa. Mio figlio è nato in quella casa. Ci sono i locali, i ragazzi fan schiamazzi, ma che vòle, ormai. Ah, ecco mio marito. Faccio strada, signore. Non prenda freddo. Tanti auguri!”

[la signora porta due pacchi ingombranti, si abbassa per fare presa. Non mi ha fatto dire una parola. Mi ha visto nella mia ‘casetta’ coi libri, in piazza sant’Anna, s’è avvicinata e s’è messa a parlare. L’ho lasciata fare, si è espressa così, un flusso ininterrotto di cronache; è adorabile, si vedeva che voleva parlare con un estraneo.]

[25 dicembre 2017]