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Tartarughe a Villa Giulia

- Buongiorno, qui una volta c’erano le tartarughe, che fine hanno fatto? -
- Sono lì in fondo, guardi. Le abbiamo spostate. -
L’operaio di Villa Giulia, il più bel giardino pubblico di Palermo, mi risponde con un sorriso timido, forse a celare una punta di orgoglio.


Da un passato remoto glorioso e triste, con leoni, bertucce e pavoni in gabbie di due metri quadri, Villa Giulia crolla in stato di abbandono, da qualche anno però qualcuno è tornato a prendersene cura: di recente hanno pulito le numerose statue ed è stato recuperato uno specchio d’acqua, secco per decenni, adesso ricovero per oche. C’erano anche tante tartarughe, molte nate e cresciute in quello stesso specchio d’acqua, dove nuotavano anche pesci rossi e una carpa. Nel giro di pochi anni, quello specchio d’acqua per quella ricca popolazione s’è fatto troppo piccolo, così hanno recuperato un’altra vasca, anch’essa secca da decenni, la vasca del cosiddetto Piccolo Pescatore del Civiletti, dove adesso dimorano le tartarughe.
- Le oche hanno fatto i pulcini, erano undici. Era bello vedere la mamma con tutti i pulcini intorno. Però sono morti tutti, non si capisce se a causa delle tartarughe o cosa. Adesso abbiamo diviso gli ambienti con delle reti, così le oche covano tranquille e stanno protette, e le tartarughe sono per i fatti loro. Tutto a spese nostre, di noi operai. Ora c’è un pulcino bello vivo, ha visto? Sta mettendo le ali. Tutto a spese nostre, - ribadisce.
- Vi fa onore, - dico. - Grazie. Buon lavoro. -
Da anni niente più leoni, bertucce e pavoni.
Piccola storia di buone pratiche.

[3 ottobre 2018]