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Prendere l'autobus

L'autobus lo prendevo ai tempi della scuola. Il martedì si andava al cine, costava tremilacinquecento lire invece di sei. A bordo salivano pressoché italiani, anzi, palermitani.

Riprendo l'autobus come allora, non ho smesso di andare a scuola. Oggi, però, salgono persone di almeno cinque nazioni differenti: Cina, Albania, Bangladesh, Senegal, Italia. Coi volti stanchi nei giorni feriali, e stanchi nei festivi. Eccetto, forse, gli adolescenti. L'autobus va e frena, va e frena, e tutti i passeggeri, tanti, inevitabilmente premono quello accanto.
Una ragazzina seduta sulle gambe del proprio ragazzino sbotta:
- 'Sta buttana havi un'ora che ti sbatte il culo in faccia! -
- Ma chi ti conosce! - le dice incredula l'altra in piedi, e guarda le sue amiche, che le si stringono vicino, in solidarietà.
Il ragazzino della infastidita, imbarazzatissimo, fa:
- Amò, amunì! -

Mi guardo intorno. L'episodio ha allietato per un po' la stanchezza dei volti. Scappa un sorriso virale. Poi, occhi chiusi, e in un attimo teste che ciondolano, sopraffatte.

[17 dicembre 2016]