Io e G. non ci vedevamo da tempo. Ci siamo visti oggi e ci siamo presi un caffè. Il bar è pieno di gente ma riusciamo a rintanarci in un angolo e scambiare due chiacchiere indisturbati. Ci raccontiamo le cose, aggiorniamo lo stato dell'arte, recuperiamo il tempo perduto. Lui parla e parla e spesso guarda fuori, oltre la vetrina. Di fronte c'è un forno. È lì che guarda.
G. si accorge che mi sono accorto.
- Adesso non c'è più, chi sa dov'è. -
- Dov'è chi? - gli faccio.
Sorride, sempre guardando in quella direzione.
- Non so come si chiamava, non l'ho mai saputo. Quel forno ha cambiato gestione tante volte. Una volta c'era una donna, una ventina d'anni fà. -
Fà una pausa, sorseggia il caffè.
- Una donna, sui venticinque, non di più. Mi ero innamorato di lei. Andavo a comprare il pane sempre lì. Mi facevo tutte le paranoie del caso: chi sa se mi ha notato, chi sa se le piaccio. Andavo in quel panificio per comprare il pane, che comunque era davvero buono, ma ci andavo anche per una scusa qualsiasi, anche per comprare biscotti che non mi erano mai piaciuti. Salutavo due volte: quando entravo e quando poi, serviti gli altri clienti, serviva me. E lei sorrideva. Mi guardava dritto negli occhi poi, mentre sorrideva, li abbassava. Era un sorriso timido. Era splendido. LEI era splendida. Una volta notai che, dopo averle chiesto il pane che volevo, mentre cercavo gli spiccioli in tasca avvolgeva il pane incartato con le mani, come a conservarne il calore, come a proteggerlo, a scaldarsi lei stessa. Non sapevo come si chiamasse. Chiedere in giro non era il caso. Un giorno le chiesi come si chiamava il forno. Erano lì da poco. In silenzio, prontissimamente, mi battè lo scontrino, me lo porse col suo sorriso stretto e timido e disse: 'È scritto tutto qui.' -
- Eri innamorato o invaghito? -
G. mi guarda:
- Che differenza c'è? -
Sorseggia e termina il suo caffè.
- Ma scusa, - domando a G.,- perché non hai approfondito? -
- Al dito aveva un anello, non di matrimonio ma di fidanzamento, pur sempre un anello. E poi ai tempi vivevo fuori. -
- Ah, - faccio io, - e come finì? -
- Niente, un giorno vado per il pane e trovo chiuso. Non l'ho più vista. -
Lo dice con una punta di amarezza.
- Dopo vent'anni ci pensi ancora, - gli faccio.
- L'amore è pur sempre la più bella delle utopie. -
Mi alzo, pago il conto, usciamo. Tocca a me raccontargli qualcosa.
[14 gennaio 2018]