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Piazza sant'Anna, Epifania, ultimo giorno di fiera.
- Questo di che parla? - È una donna coi capelli tutti bianchi ma di una bellezza intatta, ancora fresca nonostante gli anni, e la voce lieve, sommessa. Il compagno, nel frattempo, guarda i libri in silenzio, li tocca, li sfoglia. - È la storia di un treno che parte dalla stazione di Palermo però poi sparisce nel nulla, puf! come un fantasma, - le dico. - Interessante! Perdersi, di quando in quando, ci vuole. - - Basta con Socrate e Apollo, - faccio io, - conoscere sé stessi è anche abbastanza noioso. Troppa autoreferenzialità, si finisce per guardarsi l'ombelico. - - Sono d'accordo. E poi conoscere gli altri fa bene anche a sé stessi. - Non sono palermitani. - Da dove venite? - domando. La donna sorride, scambia uno sguardo col compagno, poi fa: - Glielo diciamo? Glielo diciamo: Recanati. - - Fantastico!, - faccio io, - tanto di cappello. A mio avviso, Cristo s'è fermato lì. Dopo Leopardi, il nulla. - - Be', se lo dicessi sarei di parte, non crede? - e sorride di un altro splendido sorriso, sereno e sornione. - Bene, ma 'sto treno che fine fa? - domanda. - Lei vuole che faccia da spoiler, - dico e sorrido a mia volta. - Ho capito, lo prendo. - Imbusto il libro. - Bene, - dice, - le faccio tanti auguri. E le auguro di perdersi. - Vanno via abbracciati. Sopraggiunge la donna di Siena. - Buongiorno! Ull'ho miha vista, 'sti giorni. - - Buongiorno. Sa, il vento, la pioggia, - le dico. - Mi fa piacere riverderla. Bisogna fa' quaccosa pe' 'sta piazza. Ma lei lavora, lo vedo. La mi' sòcera, santa donna, era anche lei gran lavoratrice, quanto lavorava, uh, quanto! S'alzava presto al mattino e l'era l'ultima a coricarse. Bene, vo' a casa, buona giornata. - - Sempre un piacere, grazie signora, buona giornata a lei. - Alla fine della fiera, la fiera è finita. Bella esperienza. Ma le vie della piazza non sono infinite ma neanche poche, magari si torna. Con un grazie sentito a tutti quelli che siete passati (e ripassati). |
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