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Ciao Panchina

Ciao Panchina, quanto tempo.


Sei umida di pioggia e di gelo. Il viale è desolato, ma non troppo. Qualcuno ha lasciato un bicchiere, sembra un analcolico, se è così non aveva necessità di strafogarsi o dimenticare, ma solo di accompagnare uno sproloquio, o godersi uno spicchio di rado sole. Magari quel bicchiere lasciato lì, adesso con un misto di acqua piovana, è un invito a condividere, un monito di leggerezza. O forse è lì semplicemente perchè l'avventore è uno sporcaccione, ma non ci interessa. Tu sei lì per chiunque, gentiluomo o sporcaccione, e una bottiglia vuota o un cartone di vino di supermercato sarebbe stato peggio. Talvolta, ai tuoi piedi, si trovano siringhe sporche di sangue. Una volta ne ho vista una ma era nascosta tra le foglie d'autunno. Lì ci vanno anche bimbi che giocano e adulti che parlano o fanno l'amore, intercettare quella siringa sarebbe stato pericoloso per loro. Ma le foglie la coprivano, vedi talvolta come la natura o il caso pare si vergognino delle miserie umane. Lo so, c'è stata tanta acqua e c'è tanta neve, noi qui non siamo abituati. Creano qualche disagio al traffico, alle scuole, forse intristiscono gli animi, anche. Ma l'anno passato - anno bisesto, dicono funesto - è stato un anno secco, secco di tutto, prima di tutto di acqua, e adesso che piove e c'è neve è un bene. Come talvolta è un bene anche la tristezza.

Ma quest'inverno passerà, come gli altri. Non manca molto ed è già tempo di asparagi. Poi non mancherà ancora molto e ci rivedremo. Nel frattempo, invece dei bicchieri raccoglierai qualche scarica di piccione, o qualcuno che ti dormirà addosso la notte, ma sta nella tua parte. A suo tempo io farò la mia, a godermi il tepore, la bellezza, qualche libro.

Stammi bene, Panchina. E occhio: non lagnarti della ruggine, gli acciacchi càpitano a tutti.