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Trivella in manutenzione al largo di Palermo
Al referendum trivelle del 17 aprile voterò SÌ.

 

Tuttavia, le ragioni del SÌ di Greenpeace e compagnia bella mi lasciano perplesso. In generale, la campagna del Sì è abbastanza fuorviante, gioocata sul romanticismo: la vittoria del SÌ non impedirebbe alle compagnie di trivellare.
 
Difatti, se vince, il divieto di trivellazione varrebbe solo entro le dodici miglia dalla costa. Quindi oltre le dodici miglia, tutto resta invariato.
Perchè voterò SÌ, dunque, se infine ben poco cambierà? Perchè, come spiega IL FATTO, c'è una soglia di quantità di greggio estratto sotto la quale le compagnie non pagano royalties allo Stato, e dunque tendono a estrarre poco nel maggior tempo possibile; se vince il SÌ, questa strategia salta, e alla scadenza della concessione la trivella dev'essere dismessa. Ma sempre solo se è distante dalla costa meno di dodici miglia.
Ii SÌ, dunque, sposterebbe ben poco, tuttavia pungerebbe comunque le compagnie, e auspicabilmente sarebbe un contributo - piccolo ma meglio di niente - per la conversione alle rinnovabili.
Il fatto stesso di votare, infine, è quello più importante.