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- Hai sentito? - mi dice Baggy, il Draghetto-Che-Legge.
- Sentito cosa? - faccio io.
- Rumori sordi, al soffitto. -
- Sarà stata una porta. -
- Una porta? - fa Baggy - Nell'appartamento di sopra sfitto da trent'anni? -
- Ah, - faccio io, - magari l'anta di una finestra che batte al vento. -
- Tutte le finestre sono murate, - dice Baggy.


- Bah, non so, rumori di assestamento, - dico, facendo spallucce.
- O un fantasma, - dice Baggy. Fa sul serio.
- Fantasmi? Naaa! -
- L'hai scritto tu IO, LUCIFERO, dovresti saperlo. - mi dice.
- Che c'entra IO, LUCIFERO coi fantasmi? Non è un romanzo horror. -
- Ok, però hai scritto IL TRENO. -
- Quello è un romanzo lirico, sebbene ci siano fantasmi. Niè, sei fuori strada. -
- Si ma tu hai il pallino, - insiste Baggy, - il che basta a evocare i fantasmi. -
- Si, - dico io, - ma quelli della dottrtina cristiana e quelli della memoria, non quelli della soffitta. -
- Sempre fantasmi sono. -
- Ci sono fantasmi e fantasmi, caro mio. -
- Di cataplasmi te ne intendi, vedo. -
- C'è un cataplasma nella vita di ciascuno di noi. -
- Ma a quanto sembra ignori quelli di questo appartamento. -
- 'Chiudi gli occhi e vedrai il paradiso', diceva mia nonna. E poi qui non ci sono fantasmi. -
- Detta da te la parola 'paradiso' fa un certo effetto, viene il dubbio che tu stia parlando dell'inferno, - dice Baggy.
- Quello del dubbio è un beneficio, - dico io, - fanne buon uso. -
- Ecco! Sentito? Anche quest'altro botto fa parte del tuo dubbio? -
- Ignoralo, continua a scrivere. -
- Ah be', se lo dici tu, - fa Baggy, invero poco convinto.