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Mi è stato chiesto, dunque dirò ciò che penso dell’ultimo libro di Stephen King, L’ISTITUTO.

Dividerò l’argomento in due parti, una tecnica e l’altra psicologica, o se volete, personalissima.

 

Occorre premettere che non ho completato la lettura del libro essendomi fermato a pagina centodieci. Ma siccome non sono un critico, poco importa. Mi spiace solo non poter dare più argomenti ma tant'è. Siete ancora in tempo per considerare quanto segue solo un mucchio di castronerie e godervi in santa pace la lettura del libro.

TECNICA

Il libro consta di cinquecentosessanta pagine, ne ho lette centodieci, in nessuna di esse ho trovato un buon motivo per proseguire oltre la centoundicesima pagina. Vero che per dare un’opinione sul romanzo dovrei leggerlo sino alla fine, ma quella contro la noia è una causa persa. Personaggi stereotipati, situazioni prive di plausibilità e spessore, oltremodo prolisso, un già visto costante, nei suoi stessi romanzi come in altri autori. Quanto alla trama, un’occasione mancata (almeno, fino alla centodecima pagina, poi non so e non m’importa saperlo), c’è un precedente nella cronaca (vera), e con un personaggio illustre: Julian Assange. Stando a Webster Tarpley, giornalista investigativo già membro in Italia dell’ufficio stampa di Benigno Zaccagnini e autore del primo libro mai pubblicato sul caso Moro, pare che il suddetto sia stato vittima di un progetto realizzato in Australia negli anni ‘70, motivo per cui ha avuto i capelli bianchi sin dalla più tenera età, progetto denominato MK- ULTRA (per i cui dettagli rimando a Google), in tutto simile a quello raccontato da King. Da parte di King, mi è sembrata un’occasione mancata. Insomma, degli strumenti del mestiere, a King sono rimasti gli strumenti.

Gli si concede l’attenuante generica grazie ai capolavori che ha scritto, l’ultimo THE DOME, dopo il quale tenebre fitte.

 

PSICOLOGICA

Non so dirlo con esattezza ma probabile che la mia stroncatura sia dovuta al fatto che King lo conosco bene, probabile che un lettore vergine di King sia anche più smaliziato e magnanimo. Lo spero per lui.

 

In sintesi:

a tratti si comprende perché molti lettori gli abbiano preferito il libro della De Lellis. Nei tratti in cui questa preferenza non la si comprenda, King resta un grande scrittore, i cui fasti appartengono ormai a un passato lontano e glorioso. Dopo trentatré anni, il mio affare King è archiviato. Tutto passa, tutto scorre, e il cuore non dimentica.