Seleziona la tua lingua

Nella dimora di Demetra

Troppo spesso succube di violenza, la violenza inaudita di un’epoca, quella contemporanea, troppo spesso ingenerosa col senso dello sguardo e dell’osservazione, l’occhio cerca la sua parte. La trova qui, nel Vallone, un tempo dimora di Demetra, nel Nisseno.


Nel Vallone puoi avvertire ancora l’eco del fragore dei cataclismi tellurici che gli dettero vita e forma, forgiando una sorta di bonsai della Monument Valley del Colorado; nel Vallone serpeggia il Platani, Halikos per Greci e Sicani, troneggiano creste di imponenti movimenti di crosta terrestre, si erge un pizzo irto e fiero a metà tra Notre Dame e un imponente paio di corna; dòmina Monte Cammarata, con la cima tra le nuvole; tutto ciò contempla sornione Mussomeli. Mussomeli lo vedi adagiato comodo sul fianco di una collina, poi svolti e ti trovi come un maestoso sasso di Magritte circondato in un abbraccio appassionato dal Castello Manfredonico, fortezza militare fatta erigere da Manfredi di Chiaramonte nel XIV secolo su una rupe di settecentottanta metri sul livello del mare, castello ben conservato dalla cura dei suoi posteri, in cui entri e ti perdi nel suo incanto e nei suoi antri.
Quando esci, l’uomo all’ufficio del turismo ti consegna un dvd in cui si parla del Vallone e dei suoi borghi di cui Mussomeli è il principale per vocazione, in cui si parla di misteri pasquali, tradizioni religiose, sacre rappresentazioni di uomini fitti in croce, e di poco altro.
Trovi che altri dettagli di quei luoghi meriterebbe tanto altro spazio e attenzione, ma a caval donato et cetera et cetera, e siccome non ti ritieni all’altezza di quelle tradizioni che un tempo capivi - cioè contenevi dentro - ma adesso non più, preferisci conservare e contenere l’estasi che allo sguardo quei luoghi generosi ti hanno suscitato. E siccome le storie che il Vallone racconta sono tante, storie di millenni, sai che ci tornerai.