Questa è la Naca Serena. La ‘naca’ è un salto, di solito profondo abbastanza da immergersi sino alla testa. Sono acque del torrente Acqua di Masi, che confluisce nell’Eleuterio, il torrente della Libertà. Trenta chilometri più a valle, più o meno nei pressi di Bagheria, queste acque si congiungono al Tirreno.
Di storie sulla Naca Serena ne conosco.
C’è la storia dei due fanciulli, un ragazzo e una ragazza, che, nel caldo afoso di luglio, fecero una gita alla Serena, e già che c’erano, siccome le famiglie si detestavano, fecero la fuitina, e non tornarono più a casa. C’è la storia di quel tizio che andò alla Serena, fece il bagno, vide un granchietto d’acqua dolce, lo prese pensando di fare cosa gradita alla moglie per la curiosità, una volta a casa glielo porse tutto soddisfatto, e la moglie, in tutta risposta, siccome pensava che i granchi fossero solo a mare, lo cazziò perché pensava di essere stata raggirata dal marito. Litigarono ferocemente. Lui dovette dormire da sua sorella per una settimana. La piazza ebbe da chiacchierare per anni. C’è la storia poi di quel tipo che una volta sul letto del torrente trovò il corpo di un uomo col capo mozzato, ricordò le dicerie sugli strani riti che, dicevano, foresti loschi di cui nessuno sapeva nulla tenevano di notte e notte su in cima alla collina, nel bosco Gulino, e tale fu il suo spavento che scappò, inciampò su una pietra liscia, scivolò, cadde di culo e stette piegato per mesi. Non poteva sedersi però bestemmiava alla grande. E poi c’è la storia mia, di me che cerco un po’ di fresco, e che faccio il bagno nella Naca Serena, di nome e di fatto, e che faccio qualche scatto e che stavolta non sono da solo, sono in compagnia di raganelle che fanno finta di fare le schive in realtà si esibiscono, e di ubiqui e sempiterni draghi svolazzanti nell’aere fresco.