Ho visto un uomo che soffriva per amore, c’era una donna che rideva per non morire, e due bimbi che, guardandoli, se la ridevano di brutto:
“Un giorno tutto questo sarà nostro, e noi saremo come loro.”
E così, mano nella mano, raggiunsero una dolceria, entrando salutarono i commessi, ringraziarono l’uomo alla cassa, e affondarono le bocche su una torta alla panna.
Sul ciglio di un camignolo in cima a un tetto, Amore si batte il petto, e trova ciò che cerca da tempo: in preda ai singhiozzi per la commozione, prende la sua Colpa, e l’accarezza piano piano. poi si guarda intorno, si sbecca le ali, piega i ginocchi, e spicca il volo. La città ronfa operosa sotto tonnellate di catrame e polveri sottili, le umane sorti si raccontano la vita ognuno come può.
La gente onesta conta i fagioli, quella disonesta glieli tira addosso. i morti tessono in festa le loro lodi, i vivi giurano di fronte ai miracoli che la loro è la migliore delle vite possibili. e le città, dal loro canto, sognano:
milano sogna una bottiglia vuota
napoli sogna una testa cinta da un casco
roma sogna una lupa che ritrova i suoi cuccioli
varese sogna un carroccio pieno di gente del sud
lampedusa sogna una spiaggia di gente che dorme
marghera sogna una spiaggia.
aviano sogna un cielo solcato da code di rondine
cogne sogna bimbi che lasciano ogni mattina le mamme in asilo.
palermo sogna cittadini che fanno il dovere con amore, e mai l’amore come un dovere.
Questo sognano uomini e città, e tutti insieme sognano di aprire una porta.