C’è un uomo piuttosto alto, tarchiato, cocciuto, cotto dal sole, ricurvo dalla fatica, che ogni santo giorno carica il suo mulo di sacchi di juta rigonfi e si fa dodici chilometri di trazzera per giungere al suo podere, in un lasso di tempo di circa due ore e mezzo. Due ore e mezzo ad andare, due e mezzo a tornare.
Al mattino va via arzillo e coi calzoni puliti, esce di casa quando fuori c’è ancora la guazza.
Alla sera, al suo ritorno, è sudicio di terra, le unghie nere, sudato e con la camicia incollata al petto e gli scarponi rigati di argilla.
Ogni sera torna a casa così.
La moglie, devota e benevola, gli prepara ogni sera un pasto caldo. Magari sempre patate lesse, o cicoria gratinata all’aglio, ma pur sempre un pasto caldo.
Lui, sfinito, mangia con la forchetta nel pugno che trema.
A letto la moglie gli sta accanto. E lui la osserva, mentre, man mano prende sonno, il respiro di lei si fa più ansimante.
La conosce da sempre. La stima, la rispetta, l’ama. E l’affetto è ricambiato.
Lui è molto più anziano di lei. Sa di essere ormai vecchio. L’anagrafe non perdona. Potrà andare a zappare la terra ancora per poco. Con l’artrite non ce la fa più, e non ce la fa più a piegarsi, e reggere i pesi.
Lei, nonostante l’età tutto sommato molto matura, è ancora bella.
Lui alla sera si delizia a vederla pettinarsi i lunghi capelli sfibrati, davanti lo specchio del comò alto e enorme e scuro. E lui vorrebbe continuare a piacerle come lei piace ancora a lui.
Non lo sa. Non le ha mai chiesto quanto le piacesse. Durante tutti gli anni trascorsi insieme hanno sempre vissuto un affiatamento di tacite conferme.
Ma adesso lui è ancora più vecchio di prima, e ciò gli pesa enormemente.
Ci tiene all’opinione della moglie sulla sua estetica.
Desidera morire in grazia di dio e della moglie.
E quello che dicono gli occhi della moglie la sera quando torna sudicio e puzzolente di una giornata di fatica tra le pietre e l’argilla e la polvere a lui non piace.
E allora l’urgenza di un cambiamento: via i vestiti logori, via gli stracci addosso, via l’odore acre e pungente del suo sudore. Ha deciso: ogni sera, al suo ritorno, prima fa una passata dal compare Nuccio, si farà la doccia, (anche con l’acqua fredda, non gliene frega niente), si passerà la lozione sul volto rasato, indosserà gli abiti lindi e freschi di lavanda, e rientrerà al cospetto della moglie più visto, più osservato, più desiderato, più amato.
E la sera torna pulito, e la moglie lo osserva, e lo desidera.
E a fronte di quell'unica morte che ormai aspetta dietro l'angolo, lo attendono le vite che ogni sera gli donano gli occhi della moglie.