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En attendant le train

Questa cosetta senza pretese è di parecchio tempo fa, è un dialogo di poche battute sorto dopo aver visto quella foto nel web. Mi sono divertito a immaginare cosa si dicessero quei due esserini intirizziti dal freddo. Il titolo, naturalmente, è un omaggio a Samuel Beckett.

È una mattina fredda e umida, la fragranza della pioggia appena caduta sale dal suolo; un uomo, Pepé, e una donna, Niné, stanno vicini, e aspettano un treno.

- Pepé, che ore sono?
- Tardi, Niné.
- Tardi quanto?
- Eh! Tardi! Non ho orologio!
- E come facciamo a sapere a che ora passa?
- Passerà quando passerà.
- E se è già passato e noi siamo in ritardo?
- Aspettiamo il prossimo.
- Ma faremo tardi!
- Niné, come fai a dire che faremo tardi se non sai se siamo in ritardo?! E comunque ci aspetteranno.
- Dici?
- Dico! Stiamo aspettando anche noi, no? Siamo pari!
- Pepé, guarda là in fondo! C’è un tizio con la macchina fotografica che ci sta guardando!
- Lascialo guardare.
- E se è un maniaco?
- Peggio per lui!
- Mi dà fastidio essere osservata, Pepé.
- Se ti osserva ti fa un complimento, no?
- Ma tu non sei geloso?
- Di un tizio che ha qualche problema? Figurati!
- È fermo. Ci fissa.
- Vorrà dire che si diverte.
- Secondo te cosa sta facendo?
- Ci sta fotografando.
- E basta?
- Sta fotografando noi che aspettiamo.
- Gesù! E perché?
- Osservare la gente che aspetta fa sempre un certo effetto.
- Dici?
- Dico! Magari è solo un fotoreporter.
- Quindi può darsi che la nostra foto spunterà su tutti i giornali.
- Su tutti ho i miei dubbi. Magari su qualcuno.
- Gesù! E la gente ci riconoscerà e ci fermerà per strada.
- Già!
- Gesù! E che diranno?
- Diranno:  ”Guarda quei due che aspettano”.
- Solo questo, diranno?
- No. Magari diranno: ”Guarda quei due deficienti che aspettano.”
- E poi?
- Poi diranno: ”Deficienti ma fortunati: loro almeno hanno qualcosa da aspettare”.

...

- Pepé?
- Che c'è, Niné?
- Ti voglio bene.
- Pure io ti voglio bene, Niné.-

[foto tratta dal web]