Avevo visto degli scatti pubblicati da un amico su facebook. Quegli scatti riguardavano alcune opere di MANIFESTA 12 ed erano senza didascalia. Ho pensato ‘che stronzata'.
E mi sono disfiziato, m’era passata la voglia di farmi il giro dell’intera mostra. Poi sono andato di persona, e qui la sorpresa: quelle opere che avevo snobbato andavano contestualizzate, quegli scatti non solo erano insufficienti – come tutti gli scatti, di chiunque – ma andavano accompagnati da didascalie, e per questo non ho perdonato in cuor mio all’amico la mancanza di didascalie nei suoi scatti.
L’arte concettuale è così: non è arte figurativa, non è questione di estetica: va spiegata, contestualizzata, è anche provocazione. Si dirà 'se è arte, non va spiegata'. Vero in parte: proprio perché va spiegata, l’arte concettuale ha un potere aggregante, necessita uno scambio, un travaso di esperienze.
Ho fatto il giro delle opere di MANIFESTA 12, non tutte, tante.
E penso che l’eredità che lascia a Palermo è anche questa: turismo, visibilità ma soprattutto educazione allo sguardo, al concetto, al potere aggregante della parola.
Per questo, chi ha innescato la polemica sul presunto video porno – bellissimo, a mio avviso - all’Orto Botanico, quello del tipo che lecca l’erba con successiva copula, in realtà non solo probabilmente non ha visto L’IMPERO DEI SENSI e TETSUO ma non si è reso conto di aver fatto un favore all’arte e a MANIFESTA 12.
Ne resterà qualcosa? È riuscita MANIFESTA ad innescare un processo irreversibile di buone pratiche e di arte? Probabilmente si, vedi Palazzo Butera.
- Abbiamo da fare un mucchio di cose, - mi dice Massimo Valsecchi, il collezionista lombardo che ha acquistato il palazzo, e che deliziato s'intrattiene coi turisti, - sinora non tutto è stato facile, abbiamo trovato pastoie burocratiche, probabilmente è il monito della Sovrintendenza per dirci ‘siete come gli altri, mettetevi in fila’. Siamo qui, in due soli anni abbiamo fatto tutto questo, ne verrà fuori un museo e una biblioteca pubblica. -