Sul treno.
Siedo in un gruppo di sedili a quattro. Accanto a me, due ragazzi giocano a carte. Il treno ferma alla stazione dell’università.
Siedo in un gruppo di sedili a quattro. Accanto a me, due ragazzi giocano a carte. Il treno ferma alla stazione dell’università.
Sale gente, molti ragazzi di ritorno dalle lezioni. Prendono posto. Accanto a me, una ragazza dai capelli rossi, il volto nascosto dalla chioma folta. I due ragazzi giocano e fanno schiamazzi. Rido ai loro reciproci scherni. Uno di essi poi tace. Non risponde alla mano di carte. L’amico lo richiama.
- Ehi, che ti prende? -
L’amico che perde la mano fa segno con gli occhi all’altro in direzione della ragazza coi capelli rossi.
Non si vede, ma la ragazza ha lo sguardo perso nel vuoto. Si capisce dalla posizione sghemba sul sedile, la gente che passa nel corridoio inciampa sui suoi piedi che sporgono, e lei non se ne accorge neppure. Si lascia strattonare, indifferente. Le prende un fremito allo stomaco. Sino a quel momento, la mano della ragazza è ad altezza volto, coperta dai capelli. Abbassa lentissimamente la mano. È umida. Apre lo zaino, sempre lentamente, e vi affonda la mano. Niente. La tasca. Niente. Il tascone superiore. Niente. Torna a rovistare lentamente dentro lo zaino, come in catatonia. Il fremito al suo ventre è costante. Passano le stazioni, e lei sempre a rovistare. I due ragazzi proseguono il gioco ma con meno entusiasmo. La mano della ragazza fa da parte bottiglie di acqua, un piccolo beautycase, un sacchetto con sembra delle mele, e altro. Uno dei due ragazzi, con un filo di voce:
- Hai fazzolettini? Io no. Forse sta cercando quelli. -
- Li ho ma forse violerei la sua privacy, si sentirebbe scoperta, magari vuole stare in pace. -
L’altro torna ad osservare la ragazza, la quale ripete i medesimi movimenti ostinata, come in trance.
I due ragazzi si alzano, è la volta della loro stazione. Quello coi fazzolettini li tira fuori dalla giacca, e nel modo di guadagnare l’uscita lascia il pacco nella maniglia laterale del sedile davanti la ragazza. Il treno sta per fermarsi. I due ragazzi sono ormai fuori portata. La ragazza riavvia la chioma dagli occhi e si accorge del pacco. Lo sfila lentamente dalla maniglia. Sfila lentamente un fazzolettino. Soffia il naso. Il fremito al ventre per un po’ le passa. Incrocia le caviglie e poggia il gomito sul bracciolo, il volto sempre basso. Sembra non volere destinazione.
Il treno riparte, lentamente.
- Ehi, che ti prende? -
L’amico che perde la mano fa segno con gli occhi all’altro in direzione della ragazza coi capelli rossi.
Non si vede, ma la ragazza ha lo sguardo perso nel vuoto. Si capisce dalla posizione sghemba sul sedile, la gente che passa nel corridoio inciampa sui suoi piedi che sporgono, e lei non se ne accorge neppure. Si lascia strattonare, indifferente. Le prende un fremito allo stomaco. Sino a quel momento, la mano della ragazza è ad altezza volto, coperta dai capelli. Abbassa lentissimamente la mano. È umida. Apre lo zaino, sempre lentamente, e vi affonda la mano. Niente. La tasca. Niente. Il tascone superiore. Niente. Torna a rovistare lentamente dentro lo zaino, come in catatonia. Il fremito al suo ventre è costante. Passano le stazioni, e lei sempre a rovistare. I due ragazzi proseguono il gioco ma con meno entusiasmo. La mano della ragazza fa da parte bottiglie di acqua, un piccolo beautycase, un sacchetto con sembra delle mele, e altro. Uno dei due ragazzi, con un filo di voce:
- Hai fazzolettini? Io no. Forse sta cercando quelli. -
- Li ho ma forse violerei la sua privacy, si sentirebbe scoperta, magari vuole stare in pace. -
L’altro torna ad osservare la ragazza, la quale ripete i medesimi movimenti ostinata, come in trance.
I due ragazzi si alzano, è la volta della loro stazione. Quello coi fazzolettini li tira fuori dalla giacca, e nel modo di guadagnare l’uscita lascia il pacco nella maniglia laterale del sedile davanti la ragazza. Il treno sta per fermarsi. I due ragazzi sono ormai fuori portata. La ragazza riavvia la chioma dagli occhi e si accorge del pacco. Lo sfila lentamente dalla maniglia. Sfila lentamente un fazzolettino. Soffia il naso. Il fremito al ventre per un po’ le passa. Incrocia le caviglie e poggia il gomito sul bracciolo, il volto sempre basso. Sembra non volere destinazione.
Il treno riparte, lentamente.