Di solito non leggo romanzi sulla mafia. Le cronache occupano già abbastanza spazio. Se fossi nato in un posto diverso, probabilmente la penserei diversamente, ma è anche vero che scrivere di mafia senza scadere nel banale, senza scadere in una trita balbuzie delle cronache è impresa ardua per chiunque, palermitano o meno.
Salvo Toscano riesce in questa impresa titanica.
In un libro come FALSA TESTIMONIANZA, (Newton&Compton) per esempio.
Un uomo, edicolante e incensurato, scrive un racconto sulla cattura di un latitante. Il racconto è frutto unicamente della sua fantasia. Non viene pubblicato e resta confinato insieme ad altri racconti nei faldoni di una segreteria. Due anni dopo, legge sul giornale della cattura di un latitante, la cosa sconcertante è che i dettagli di quella cattura sono in tutto identici a quelli di cui lui aveva scritto nel suo racconto. Si troverà coinvolto in storie torbide con personaggi ancora più torbidi. La sua vita ne risulterà letteralmente sconvolta. Scoprirà suo malgrado che il confine tra ciò che è lecito e ciò che è illecito è piuttosto labile e macchiato di sangue, tanto sangue.
Un libro che lascia contenti tutti. Si parla di mafia ma ciò che resta a mio avviso è ben altro: una trama intricata in cui si muovono tanti personaggi ciascuno col proprio spessore, il proprio carattere; descrizioni di atmosfere e situazioni pesantissime alleggerite però dalla felicità della scrittura; l’ingordigia di seguire ciascun personaggio nella propria vita anche quando la scena cambia. Il tutto prende vita grazie alla scrittura dell’Autore. Ti rendi conto di un lavoro certosino di cesellatura, di una scrittura di rara perizia artigianale, calibrata, con dialoghi lucidissimi che rendono estremamente concreti situazioni e caratteri, conferendo loro una umanità che quasi ti sembra di averli accanto.
Per questo FALSA TESTIMONIANZA non è solo un libro di mafia e non è solo un thriller: è semplicemente un gran bel libro.
Ve lo consiglio.