Totò Termini

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

A Palermo, un giorno qualunque.

Totò Termini è palermitano, forse ausitano o 'ru Coisso Remille, e si sente tutto sé stesso.
È abbastanza tascio, cianè per diletto, all'occorrenza perfino tischi toschi.
Se la butta sempre a Porta Carbone con Pino, secondo Totò buono e caro ma cuinnutu e sbirru.


- To' patri è buscetta, - fa Totò a Pino per scommetterlo.
- To' matri ficca, - risponde pronto Pino.
- Ti sputu tuttu! - fa Totò.
- Ma va scassaci 'a minchia! - fa Pino.
- Figgh' 'i pulla! - fa Totò. E via discorrendo dalle sette del mattino sino alla sera, fino a che uno dice:
- Ciao! -
E l'altro:
- Ma comu minchia parri?! -

Bivaccano sullo scooter (lo stesso scooter) senza casco, fanno zig zag davanti la polizia municipale, col cellulare in mano.
Insieme inquietano le fanciulle.

- 'U sticchiu è duci e 'a minchia ecca vuci! - fa Totò ad alta voce.

Ma viene Saru, il ras, che scende dal suo scooter coi jeans altezza ginocchia, cavallo rasoterra, spacco delle chiappe ben in vista, capelli rasi da un lato, lunghi con riportino e impomatati dall'altro, sopracciglia tagliate con parte bianca, gli si piazza fronte a fronte, e lo allerta:

- Lèvaci manu, figghiò! -

Ha dodici anni e la voce rauca come il rigurgito a rinculo di una miniera di carbone.

- Ma va sucaci 'a minchia! - fa Totò.

Nel vicolo adiacente esce la madre. Scosta la tenda, scosta la carcassa arruginita di uno scooter davanti l'uscio da mesi, dove i cani pisciano per comodità. Ha una taglia più che forte, indossa leggins fuksia strappati all'interno coscia che sul lato chiappe nulla lasciano all'immaginazione. Ha le minne vasce. Forse 27/28 anni, ma ne mostra 50, male per giunta. Con lei spunta una nidiata di tre carusi che urlano con quante tonsille hanno in gola. Urlano senza necessità, perchè sono fatti così. Fa parte della vita.

La mamma abbannìa al figlio:

- Totò, lassalu iri asinnò t'ammazzu! -

Il ras però è figlio del capo mandamento. La sera, il capo mandamento in compagnia di alcuni amici chiama a largo il papà di Totò e 'u futtinu a caiccagnati 'nculu e 'ntò cirivieddu.

Il padre poi prende il figlio e ci cancia 'i connotati. Vaistunati a tignitè. 'U lassa 'ntierra c'u stinnicchiu.

Lo vede Pino che gli fa:
- 'Nchia, sì un pinnuluni! -

La madre fa la pasta, e i carusi urlano con quante tonsille hanno in gola.

 

CON TRADUZIONI E NOTE

Totò Termini [personaggio del folklore cittadino, sta per individuo sbruffone] è palermitano, forse ausitano [da Ausa, ovvero KALSA, l'antico quartiere arabo poplare] o 'ru Coisso Remille [Corso dei Mille, grande zona popolare della città], e si sente tutto sé stesso.
È abbastanza tascio [baggiano, dall'americano trash], cianè [che si dà arie] per diletto, all'occorrenza perfino tischi toschi [=fine, col mignolino alzato].
Se la butta sempre a Porta Carbone con Pino, secondo Totò buono e caro ma cuinnutu e sbirru [cornuto e sbirro].
- To' patri è buscetta [infame, traditore], - fa Totò a Pino per scommetterlo.
- To' matri ficca [scopa], - risponde pronto Pino.
- Ti sputu tuttu! - fa Totò.
- Ma va scassaci 'a minchia! [non mi rompere i coglioni] - fa Pino.
- Figgh' 'i pulla! [figlio di puttana] - fa Totò. E via discorrendo dalle sette del mattino sino alla sera, fino a che uno dice:
- Ciao! -
E l'altro:
- Ma comu minchia parri?! -

Bivaccano sullo scooter (lo stesso scooter) senza casco, fanno zig zag davanti la polizia municipale, col cellulare in mano.
Insieme inquietano le fanciulle.

- 'U sticchiu è duci e 'a minchia ecca vuci! [la fica è dolce e il cazzo urla di gioia]- fa Totò ad alta voce.

Ma viene Saru [Rosario], il ras, che scende dal suo scooter coi jeans altezza ginocchia, cavallo rasoterra, spacco delle chiappe ben in vista, capelli rasi da un lato, lunghi con riportino e impomatati dall'altro, sopracciglia tagliate con parte bianca, gli si piazza fronte a fronte, e lo allerta:

- Lèvaci manu, figghiò! [non ti azzardare, figliolo]-

Ha dodici anni e la voce rauca come il rigurgito a rinculo di una miniera di carbone.

- Ma va sucaci 'a minchia! [succhiami il cazzo]- fa Totò.

Nel vicolo adiacente esce la madre. Scosta la tenda, scosta la carcassa arruginita di uno scooter davanti l'uscio da mesi, dove i cani pisciano per comodità. Ha una taglia più che forte, indossa leggins fuksia strappati all'interno coscia che sul lato chiappe nulla lasciano all'immaginazione. Ha le minne vasce [seno basso]. Forse 27/28 anni, ma ne mostra 50, male per giunta. Con lei spunta una nidiata di tre carusi che urlano con quante tonsille hanno in gola. Urlano senza necessità, perchè sono fatti così. Fa parte della vita.

La mamma abbannìa [urla sguaiatamente] al figlio:

- Totò, lassalu iri asinnò t'ammazzu! [lascialo andare altrimenti ti punisco]-

Il ras però è figlio del capo mandamento. La sera, il capo mandamento in compagnia di alcuni amici chiama a largo il papà di Totò e 'u futtinu a caiccagnati 'nculu e 'ntò cirivieddu [gli danno calci nel sedere e in testa].

Il padre poi prende il figlio e ci cancia 'i connotati. Vaistunati a tignitè [bastonate a josa]. 'U lassa 'ntierra c'u stinnicchiu [lo lascia a terra stecchito].

Lo vede Pino che gli fa:
- 'Nchia, sì un pinnuluni! - [minchia, sei un coglione]

La madre fa la pasta, e i carusi urlano con quante tonsille hanno in gola.

[17 gennaio 2016]

 

Su instagram

Cerca nel sito

{{#image}}
{{/image}}
{{text}} {{subtext}}
Back to Top

Questo sito fa utilizzo di cookie. I cookie sono necessari alla navigazione nel sito e a molte funzioni ad essa legate. Puoi gestire tu stesso i cookie cliccando su MAGGIORI INFO. Questo sito fa anche utilizzo di un sistema di statistiche che reportizzano agli amministratori del sito in ogni momento le tue azioni nel sito. I report delle tue azioni restano in memoria per una settimana, Questo sito garantisce il tuo diritto all'oblio con la sezione GDPR nel menù qui in basso