Amico! Ehi, amico!

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- Amico! Ehi, amico! Mi fai un regalino? Domani parto. -
A parlare è M., all'ingresso di uno dei bar più rinomati della città. Metto la mano in tasca in cerca di qualche spicciolo. M. è guercio, ha due ferri conficcati nel femore, claudica, è sdentato. Vado spesso in quel bar, sta aperto sino a tarda sera, e lui è sempre lì, ormai ci conosciamo da un po'. Mentre gli porgo gli spiccioli, gli luccicano gli occhi.


- Sono venticinque anni che non vedo la mia famiglia. -
Sto in silenzio.
- Da dove vieni? - gi dico poi.
- Marocco. Non ci vado dal 1992. -
Cosa facevo io nel 1992? Ero matricola. Da allora, mi ricordo di tanti, pochi che sono rimasti e tanti che ho persi per strada. Dopo venticinque anni non si è più gli stessi.
- Starò lì quattro mesi, in ospedale. -
Alzo la mano in segno di saluto.
- Ciao, in bocca al lupo, - gli faccio.
M. mi sorride con quei pochi denti rimasti.
Me ne vado alle prese con una vertigine.

[11aprile 2016]

 

 

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