Lucifero cerca un editore

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Una sera di tre anni fa.
Io e Baggy, il Draghetto-che-legge, eravamo impegnati da dodici ore in un'estenuante partita a rubamazzetto, quando bussarono alla porta.


- Vai a vedere chi è, - chiedo a Baggy.
Quando Baggy tornò, aveva la faccia di chi ha appena saputo che Giurato è un giornalista.
- Perchè quella faccia? -
- C'è uno che dice di essere Lucifero. Vuole parlare col titolare. -
- Dio santo, un altro megalomane. Due palle! Niè, fallo entrare, - faccio io rassegnato.
Ed entrò un tizio, un vegliardo che pareva la versione Osho de' noartri. Indossava un mantello rosso, reggeva una tavoletta.
- Prego, si accomodi, - gli dissi.
Si accomodò.
- Con chi ho il piacere? - domandai.
- Che domande: Lucifero! - Guardai Baggy, che disse:
- Bene, tolgo il disturbo. Tanti auguri, capo. -
- Dove vai, codardo?! - gli dissi, - mi devi la rivincita! - Ma non finiì la frase che lo stronzo già guadagnava il cielo.

Mi rivolsi al mio ospite:
- Dicevamo. Si tratta di un'abbreviazione, tipo Luigi Cifero, o...? -
- Ha presente Satana? - disse lui freddo. Lo guardavo, lui guardava me. Accarezzava la tavoletta di pietra poggiata sul suo grembo. Le unghia grattavano la superficie: grrt, grrt, grrt.
- Si, ho pres...-
- Stessa cosa, - tagliò corto lui.
Capìi che c'era da divertirsi.
- Bene. Cosa posso fare per lei? -
- Voglio fare testamento. -
- Il notaio è la porta accanto. - faccio io.
- Non faccia il cretino. Non ho eredi. -
- Non mi pare. A Roma si perde il conto. -
- In quel caso, sono io loro erede, non viceversa. -
- Ah be', siamo d'accordo. -
- Il che non mi lusinga affato. - fa lui. Grrt grrt grrt.
- Simpatico come una pala di fico d'india sullo scroto, - gli faccio io.
- Per lei questo e altro, - dice lui.
- Si presenta bene. - Sospirai. - Andiamo al sodo: che vuole da me, sig. Cifero? -
- LU!cifero, prego. - Lo disse con gli occhi fiammeggianti.
- Ha da accendere, signor LU!cifero? - gli faccio.
- Ho scritto un libro. le mie memorie. Sarà così gentile da pubblicarmelo?- riprende lui.
- Dipende. - faccio io.
- I soldi non sono un problema. -
- È veramente cosa buona e giusta. - faccio io.
- Lei mi cita la Bibbia. -
- Si, speravo che quanto meno le venisse qualche convulsione. -
- Lei ha guardato troppi film dell'orrore, giovanotto. Non ne ha capito una beata fava. - mi fa.
- 'Beata fava', detto da lei, è da manuale. - Gli sorrisi. E questo lo spiazzò.
- Lei mi sorride. Ricambierò con la mia onestà. Avrà presto il testo completo. E un assegno congruo. -
- Si, ma rimanga tra noi. Non si dica che ho venduto l'anima al diavolo, - puntualizzo io.
- Se vuole fare carriera deve scendere a patti con me, si rassegni. Non è il primo e manco l'ultimo.-
- A patti con Lucifero? Le posso concedere una partita...-
- ...a scacchi? Volentieri. -
- No, quel film l'ho già visto. Semmai a rubamazzetto. Quel codardo del mio assistente mi ha piantato sul più bello. -
- Non sia così severo con lui. Potrebbe portarle fortuna. Comunque va bene, accetto la sfida. -

E fu così che conobbi Lucifero e giocammo a rubamazzetto.

 

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